Stress e sovrappeso

Lo stress protratto è senz’altro il fattore più importante nello sbilanciamento che si crea negli anni a livello metabolico ed ormonale e che favorisce il processo di invecchiamento e di modificazioni della composizione corporea (cioè meno muscoli più grasso) che, quasi sempre, si accompagnano col passare degli anni.
È stato stimato, con approssimazione per difetto, che circa il 50-70% delle malattie sono collegate allo stress.

I ricercatori ritengono che lo stress rivesta un ruolo principale nel manifestarsi della malattia. Le normali cause di malattie, come i microrganismi, i veleni, disordini metabolici, etc… sono necessari ma non sufficienti. Per esempio, per contrarre un raffreddore il virus  deve essere presente nell’ ambiente ed essere inalato nel tratto respiratorio ma non tutte le persone che  inalano sviluppano il raffreddore.
La possibilità che il virus possa attecchire e mettere radici nei tessuti dipende dallo stato del terreno cioè del sistema immunitario che è strettamente collegato allo stress.
Numerose ricerche e studi hanno supportato l’idea che uno stress eccessivo possa portare ad un malfunzionamento del sistema immunitario rendendo le persone più sensibili a sviluppare malattie a causa di fattori ambientali ai quali si è normalmente esposti e che, in situazioni di buona funzionalità del sistema immunitario, non sfociano in malattie.

Il termine stress si riferisce alla risposta del corpo al fattore stressante che è lo stressor.
Lo stressor è l’evento che provoca lo stress che è una reazione dell’organismo a qualcosa che altera il suo equilibrio.
Ogni cosa che stimola un cambiamento o un adattamento può essere uno stressor.
Lo stressor può essere un’fattore esterno reale o semplicemente percepito tale, o interno, come eccessivo perfezionismo, senso di colpa, aspettative irrealistiche, paure, gelosie, desideri inappagabili etc…
Fondamentale è, appunto, la percezione che si ha dello stress non tanto lo stress in sé, infatti lo stesso fattore stressante può generare diversi livelli di stress a seconda delle persone che lo vivono.

La risposta allo stress è mediata dal sistema nervoso ed endocrino. Le ghiandole surrenali rilasciano gli ormoni noradrenalina e cortisolo.
C’è anche un’attivazione del sistema nervoso che, insieme agli effetti degli ormoni dello stress, predispone l’organismo alla reazione.
Inizialmente la risposta allo stress era chiamata “combatti o fuggi” perché, appunto, è una risposta finalizzata a predisporre l’organismo ad attingere alle proprie risorse per affrontare o scappare via da uno stressor che rappresenta una minaccia per la vita.
In teoria, una volta che Io stressor è stato sconfitto o dominato, si attraversa una fase di profondo rilassamento e, per questo, la giusta alternanza tra determinati stress stimolanti e i successivi periodi di rilassamento, ha un effetto positivo sull’organismo. Un po’ come una macchina in rodaggio che ogni tanto va portata al massimo dei giri ma poi bisogna tornare a regimi bassi per fare in modo che essi duri nel tempo con ottime prestazioni.

Se invece si tirassero sempre tutte le marce, in breve tempo, si verificherebbero problemi cosi come se, viceversa, si andasse costantemente piano, all’occorrenza, la macchina non sarebbe in grado di effettuare prestazioni ottimali. E’ pur vero però che nella società moderna gli stressor sono così tanti, (ed alcuni anche al di sotto del nostro livello di consapevolezza) che non ci si rende conto  della loro presenza la quale, comunque, porta ad un sovraccarico di stress nel tempo.
Praticamente ci si ritroverebbe nella condizione di non essere mai in grado di bloccare le risposte allo stress ed entrare nella fase di rilassamento.

Gli effetti psicologici e fisici provocati dallo stress sono concepiti per la reazione combatti o fuggi”, Questi cambiamenti includono un innalzamento del battito cardiaco, un’accelerazione del ritmo respiratorio, una contrazione dell’apparato gastrointestinale ed urinario, aumento della glicemia, aumentato afflusso di sangue verso i muscoli e un aumento della pressione sanguigna.

Se questi effetti, che sono benefici a breve termine, diventano invece cronici (come nel caso di stress cronico) cessano di essere utili e si trasformano invece in dannosi per l’organismo. Per esempio, momentanei innalzamenti della pressione sfociano nell ‘ipertensione, ripetuti innalzamenti della glicemia portano al diabete, alterazioni del ritmo cardiaco portano a cardiopatie e così via; tutte queste malattie sono le prime cause di morte nella nostra società.
Ma anche l’obesità è legata allo stress.
La moderna tecnologia, anziché rendere la vita più semplice l’ha resa più    frenetica, immergendoci in un net-work continuo di stimolazioni; telefoni cellulari, internet, televisioni in ogni camera, automobili parlanti non ci lasciano in pace.
Svariati studi clinici hanno dimostrato che abbassando i livelli di stress e riportando livelli di cortisolo (il principale ormone dello stress) a valori normali, si può ridurre peso corporeo, la pressione sanguigna, migliorare la sensibilità all’insulina, riequilibrare la glicemia e controllare l’appetito.
La buona notizia è che numerosi studi hanno dimostrato che lo yoga, i massaggi, esercizio fisico, la corretta alimentazione l’uso di determinati integratori, possono funzionare da anti-stress e diminuire i livelli di cortisolo.
II cortisolo è appunto il principale ormone dello stress che viene attivato in situazioni di emergenza; quando questo stress diventa cronico, i livelli di cortisolo nel sangue sono sistematicamente alti.
II cortisolo manda dei segnali al cervello per aumentare l’appetito e soprattutto verso i carboidrati ed i grassi, cioè verso i cibi particolarmente ricchi di calorie, proprio per fornire all’organismo maggiori energie possibili per contrastare la situazione di stress.

Nell’uomo primitivo, la situazione di stress era per lo più legata a situazioni di carattere fisico: aggressioni, eventi climatici sfavorevoli, intensa attività di caccia ecc…

Al giorno d’oggi lo stress è prevalentemente di carattere psichico: il lavoro, la famiglia, il coniuge, i problemi economici, la mancanza di tempo, ecc… Di conseguenza la risposta allo stress con una super alimentazione, in realtà non è funzionale alla causa scatenante. Inoltre il cortisolo, per gli stessi motivi, tende a ridurre la mobilizzazione dei grassi di deposito per conservarli per situazioni di emergenza e questo lo fa, oltre che tramite un segnale diretto alle cellule adipose, anche bloccando l’azione dei più importanti ormoni del nostro corpo: peggiorando l’efficienza dell’insulina si hanno più facilmente sbalzi glicemici e crisi di fame per i carboidrati, diminuendo la serotonina più facilmente ci sentiremo depressi, diminuendo l’ormone della crescita calano i muscoli ed aumenterà il grasso e riducendo gli ormoni sessuali(testosterone ed estrogeni) diminuirà la libidine e la performance sessuale. Quindi alla fine ci ritroveremo affamati, depressi, deboli, grassi e quasi impotenti. Non è una bella prospettiva! Ma badate bene, anche una dieta eccessivamente restrittiva è fonte di stress e scatenando questi meccanismi, non porterà ad una corretta perdita di peso, ma se mai è perdere piuttosto i muscoli invece del grasso.

È poi classica la situazione di diete troppo restrittive che innalzando in maniera notevole il cortisolo, causano un impellente desiderio di sovralimentarsi, che porta all’abbandono della dieta e ad uno smodato consumo di cibo.

Anche l’allenamento eccessivo è fonte di stress, ed una ricerca effettuata presso l’Università del Colorado, ha dimostrato che gli atleti in condizioni di super allenamento presentavano difese immunitarie più basse, disturbi dell’umore e maggiori livelli di grasso corporeo.

Al giorno d’oggi sono tantissimi gli stimoli esterni che il nostro cervello deve processare rispetto al passato e spesso ci si trova a dover consumare il proprio pasto di fretta, mangiando quello che capita o, peggio ancora, ci troviamo durante il pasto a “rimuginare” pensieri depotenzianti (impegni, imprevisti, problematiche lavorative e via dicendo), che alterano i processi del sistema enterico (il nostro secondo cervello) quindi la corretta funzione dell’apparato digerente.

Uno dei caposaldi della psico-cibernetica afferma che “la mente umana non può distinguere un evento reale da uno vividamente immaginato” perché in entrambi i casi si attivano le stesse reti neurali.

Facendo fede a questo principio possiamo dire che se consumiamo un cibo distraendoci (guardando la televisione o seduti davanti al pc) dalla nostra azione alimentare, per la nostra mente non stiamo consumando quel cibo.

Quest’ultimo viene consumato in modo più veloce e la quantità di cibo ingerito risulta maggiore in quel lasso di tempo necessario affinché lo stimolo della sazietà raggiunga i centri cerebrali (circa20 minuti).
La quantità calorica ingerita alla fine del pasto risulterà maggiore di quella ingerita se attuassimo una pratica alimentare consapevole”.

Inoltre la distrazione determina una parziale “insensibilità” al gusto dell’alimento consumato, che interferisce con le sostanze ormonali gratificanti (endorfine) prodotte durante e dopo la consumazione. Il nostro organismo, per ovviare a questa parziale soddisfazione, ci richiede di consumare altro cibo.

Fonte: olimpyan’s
Dott.Massimo Spattini – Claudio Lombardo

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Daniele Esposito