Ma le tue feci che forma hanno?

Ora, mantenendoci a distanza di sicurezza, ci avviciniamo al mucchietto misterioso.

Componenti

Molti pensano che le feci siano costituite soprattutto da quel che hanno mangiato. Non è vero! Le feci consistono per tre quarti d’acqua. Ogni giorno perdiamo circa 100 millilitri di liquidi. Durante un processo digestivo completo l’intestino ne assorbe dagli 8 ai 9 litri circa.

Quel che vediamo nel water è dunque il risultato di un processo di assoluta efficienza, anche per quanto riguarda il contenuto d’acqua. Se le feci possiedono un quantitativo d’acqua ottimale, sono abbastanza morbide da trasportare in tutta sicurezza all’esterno gli scarti del nostro metabolismo.

Un terzo delle componenti solide sono batteri. Hanno portato a termine il proprio lavoro come flora intestinale e ora smettono di svolgere un servizio attivo. Un altro terzo è costituito da fibre vegetali non digeribili. Più verdura o frutta mangiamo, più i mucchietti saranno voluminosi. Dai normali 100 – 200 grammi di escrementi al giorno, si può dunque arrivare a produrne 500 grammi.

L’ultimo terzo è un miscuglio di cose. Consiste di sostanze di cui l’organismo vuole liberarsi, come per esempio rimasugli di farmaci, pigmenti o colesterolo.

Colore

La pigmentazione naturale delle feci umane varia dal marrone al marrone giallognolo, anche se non abbiamo mangiato nulla di quel colore. Lo stesso vale per l’urina, che tende sempre al giallo. Questo dipende da una sostanza molto importante che produciamo ogni giorno: il sangue. Ogni secondo vengono create 2,4 milioni di cellule ematiche nuove.

Nel frattempo, però, ne vengono distrutte altrettante. La pigmentazione rossa iniziale passa al verde poi al giallo (il fenomeno si osserva anche quando si prende una botta e il livido bluastro muta colore con il passare del tempo). Una piccola parte di giallo viene eliminata direttamente con urina. La maggior parte passa dal fegato all’intestino. Qui i batteri possono introdurre un’altra pigmentazione: il marrone. Saper riconoscere le cause delle varie tonalità di colore dei nostri escrementi può essere estremamente utile.

MARRONE CHIARO A GIALLO Questa tonalità può derivare dalla sindrome di Gilbert, patologia benigna in cui l’efficienza dell’enzima che controlla la scomposizione del sangue è ridotta al 30% delle sue potenzialità. Di conseguenza, arrivano meno pigmenti all’intestino. La sindrome riguarda l’8 per cento della popolazione, dunque è piuttosto diffusa.
La colorazione gialla degli escrementi può derivare anche da problemi legati ai batteri intestinali: se questi non lavorano bene, non generano neppure la pigmentazione marrone. L’assunzione di antibiotici o la diarrea possono compromettere la produzione di pigmenti.

DA MARRONCINO CHIARO A GRIGIO
Quando i dotti che collegano fegato e intestino si bloccano (perlopiù dopo la Cistifellea), è possibile che i pigmenti del sangue non arrivino alle feci. Avere i dotti bloccati non è mai un buon segno; appena si notano tonalità grigiastre è dunque il caso di andare dal medico.

NERE O ROSSE II sangue coagulato è nero, quello fresco è rosso. Stavola non si tratta però solo della pigmentazione che può diventare marrone. Questi due colori denotano la presenza di intere cellule del sangue. Se si hanno le emorroidi, tonalità rosso chiaro non destano ulteriori preoccupazioni. Qualsiasi sfumatura più scura deve essere sottoposta all’esame del medico, a meno che il giorno prima non si siano mangiate barbabietole rosse.

Ma che forma ha la mia cacca?
La scala delle feci di Bristol esiste dal 1997. Non è poi così tanto i tempo, se si considera che è da molti milioni di anni che esistono gli escrementi. La scala mostra sette diversi tipi di consistenza e può tornare molto utile, perché la maggior parte della gente non parla volentieri dell’aspetto della propria cacca.

Non ho niente da ridire su questo tipo di omertà; in fondo, non è necessario parlare proprio di tutto. II problema è che le persone che presentano feci sane sono convinte che sia tutto perfettamente normale. Le hanno sempre viste così. Una buona digestione, che culmina in feci dal contenuto idrico ottimale, corrisponde al tipo 3 e 4. Le altre forme non dovrebbero essere all’ordine del giorno. Se invece lo sono, è il caso di rivolgersi a un buon medico per individuare eventuali intolleranze alimentari o problemi di stipsi.

La versione originale della scala delle feci è stata realizzata dal medico inglese dottor Keri Heaton.
Tipo uno: palline separate tra loro dure come noci difficili da espellere
Tipo due: a forma di salsiccia ma grumose
Tipo tre: a forma di salsiccia ma con crepe in superficie
Tipo quattro: a forma di salsiccia o serpente lisce e morbide come dentifricio
Tipo cinque: pezzi morbidi separati fra loro e dei bordi ben definiti
Tipo sei: pezzi soffici dei bordi frastagliati e pastosi
Tipo sette: feci acquose senza pezzi completamente liquide

Il tipo di feci che produciamo può dare un’idea sulla lentezza con cui il nostro intestino trasporta i componenti indigeribili dell’alimentazione. Per il tipo 1, i resti della digestione impiegano circa cento ore (stipsi), per il tipo 7 intorno alle dieci ore (diarrea). Il tipo 4 è considerato il più vantaggioso, perché presenta un rapporto ottimale fra liquidi e solidi. Chi trova il tipo 3 o 4 nel water, può anche osservare quanto impiegano i pezzi ad affondare nell’acqua.

Le feci non dovrebbero raggiungere immediatamente il fondo della tazza, perché in tal caso può essere che contengano ancora troppe sostanze non del tutto digerite. Se invece gli escrementi non affondano così in fretta, significa che contengono piccole bolle d’aria che li fanno galleggiare. Questo dipende dalla presenza di batteri intestinali solitamente molto utili e, se per il resto non si soffre di flatulenza, è un buon segno. Cari lettori, ecco terminata la piccola lettura sulle feci.

Fonte Giulia Enders – L’intestino felice , Dottor Keri Heaton

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